IL GRANDE POTERE DELLA SPINTA GENTILE

COMPORTAMENTI E METODI PER EDUCARE ALLA SOSTENIBILITÀ

Intervista a Irene Ivoi, Industrial Designer

Irene Ivoi si occupa di ricerca, attuazione e comunicazione di politiche di prodotto e strategie di prevenzione degli impatti ambientali per consorzi di filiera, enti pubblici e imprese. Crede da tempo in un ruolo del designer e della creatività utile a ridefinire processi e servizi (non solo prodotti) più sostenibili e quindi comportamenti conseguenti (nudge design).

Come è arrivata al nudge, cos’è e perché funziona?

“Quando ho iniziato a interrogarmi su un mondo meno Ego e più Ecologico mi è parso chiaro che servisse da una parte sostenere chi produce immaginando criteri differenti, ma anche ‘progettare’ nuovi comportamenti perché se chi usa e consuma prodotti non sceglie in modo nuovo da che parte stare, si rischia di vanificare tanti sforzi. Questa stella polare mi ha ispirato nelle scelte lavorative permettendomi di svolgere lavori che mi assomigliassero e quindi orientati ad agire in questo solco, attraverso progetti di ricerca e di costruzione di alternative. Sono arrivata al nudge per conseguenza logica. Il nudge, che si traduce in ‘spinta gentile’, è uno strumento della psicologia prima e dell’economia comportamentale poi, quest’ultima in grado di spingere le persone ad agire attraverso nuovi o migliori comportamenti senza coercizioni. Semplicemente ridisegnando il contesto decisionale in cui si operano le scelte e facendo leva su euristiche e bias, spesso cablati nel nostro cervello, che pungolati opportunamente orientano il comportamento verso l’obiettivo di chi ha progettato il nudge.”

Perché potrebbe aver senso usarlo nell’ambito delle politiche pubbliche?

“Le politiche pubbliche, che devono trovare adesione da parte dei cittadini, sono a mio avviso il territorio principe per l’impiego di nudge. Tante spinte gentili sono state infatti messe in campo per spingere le persone a gestire meglio i propri risparmi, a fare prevenzione in ambito salute e anche nell’area della sostenibilità per realizzare risparmio energetico, idrico e miglior gestione dei rifiuti. Il nudge si configura in tal senso come uno strumento capace di ridisegnare la nostra attenzione visto che siamo degli specialisti nel sabotarla, per cui poi dalla distrazione derivano tanti errori comportamentali.”

Facciamo un paio di esempi.

“Un primo esempio nasce da un wor-kshop in IUAV, dove insegno nudge design; il tema era come migliorare i comportamenti di conferimento dei rifiuti presso cestini stradali, spesso oggetto di errati conferimenti laddove i cassonetti sono stati eliminati.

È un tema ben noto ai gestori di servizi pubblici ambientali, che sanno bene che divieti visivi o multe non bastano (sempre) a elidere l’effetto indesiderato. Lo studente Leonardo Salzedo si è interrogato sulla cosiddetta ‘vergogna di prossimità’ e cioè che l’utente tende a considerarsi incolpevole se abbandona il sacchetto nel cestino o nelle sue prossimità: ma quanto più distante dovrà lasciare il sacchetto, tanto più avvertirà imbarazzo. Esiste quindi una comfort zone (che non ge- nera vergogna) che è quella più prossima al contenitore. E allora Salzedo immagina un cestino con una gonna troncoconica che restringe la comfort zone rendendo più difficile l’abbandono senza vergogna e un termometro in verticale dotato di messaggi colorati come il semaforo (verde, giallo rosso) per dirci entro quale altezza sei o no virtuoso o puoi fare meglio. Il tutto non si è ancora tradotto in un prodotto.

È un esercizio che ci dice come ragionare. Il secondo esempio è un nudge realizzato a San Josè negli Usa nel 2017 dove esisteva un problema di dumping con evidenti costi e degrado visivo nonostante fosse garantita la ri- mozione gratuita dei beni. A due gruppi di famiglie è stata inviata una cartolina: la prima diceva ‘Fai nel modo giusto’ e poi ‘La città di San José spende $87 ogni volta che qualcuno smaltisce in modo improprio un oggetto di grandi dimensioni’. La seconda cartolina invece diceva ‘Sei stato selezionato per usufruire di una rimozione GRATUITA di un oggetto di grandi dimensioni’ innescando il bias dell’avversione alla perdita. La seconda ha visto un incremento del 150% di chiamate, la prima cartolina del 75%. La ragione è semplice: il bias su cui agiva la seconda è potentissimo.”

Torna in alto